La guida artica

Il bus scodella me e un’altra ventina di «guide artiche» verso l’una di notte presso il Best Western di Leknes, Lofoten. Per la prima volta metto piede nel regno degli stoccafissi e dei paesaggi costellati da fiordi e massi erratici, illuminati dal rossastro sole di mezzanotte. Mi presento: mi chiamo Giacomo e da un paio di mesi abito a Tromsø, Norvegia artica. In Italia ho lavorato nella scuola, ma la mia passione per l’insegnamento non è stata ricambiata. Così, su suggerimento di un amico, ho seguito le sue orme; ho frequentato un corso per guide turistiche e sto lavorando qui. Non ho in animo di trasferirmici stabilmente, perché la vita mi pare troppo cara e gli indigeni troppo freddi, salvo quando si ubriacano. Qualcuno dice che ci vuole pazienza prima di stringere amicizia con un norvegese, almeno cinque anni; ma per me la vita è un passaggio breve ed incerto, per cui preferisco la compagnia di coscienze socialmente più pragmatiche. Sono qui per provare a me stesso che non sono una vecchia ciabatta. Al momento sono in trasferta alle Lofoten per guidare un gruppo di tedeschi in un luogo a me sconosciuto. Il poco che so l’ho studiato venendo qui in bus. Non sono un millantatore; molte altre guide si trovano nella mia stessa situazione. Quando tre bestioni da 3000 passeggeri, vere città galleggianti, attraccano al porto di Gravdal, gli accompagnatori locali sono in difficoltà; e allora si arruolano le guide di Tromsø, novellini compresi.

Teste di merluzzi alle Lofoten
Teste di merluzzi alle Lofoten

Dopo tre ore di sonno, un plumbeo porto mi vede ad attendere il mio gruppo, assieme ad uno stuolo di bus. Il mio autista si chiama Sven e ha dei baffoni modello Nietzsche. Devo intrattenere la comitiva fino al paesino di  Å, dove visiteremo il museo dello stoccafisso, per poi pranzare. Poco dopo la partenza, ecco l’imprevisto: un masso ha prodotto un enorme cratere nell’asfalto. L’unica strada è bloccata. Un sordo panico tenta di avvolgermi, ma non abbocco. Decidiamo un cambio di programma; il tour durerà la metà e ci fermeremo in punti panoramici per scattare foto. Spiego la situazione al gruppo, che si dimostra comprensivo. Il primo photostop mi rincuora; ho usato bene le mie informazioni e i turisti sono allietati dal panorama. Centellinando le spiegazioni, mi auguro che Sven ci porti presto in luogo altrettanto rasserenante, mentre goccioline di sudore mi scorrono lungo la schiena. Purtroppo dopo mezz’ora siamo ancora in viaggio, su strade che non mi forniscono spunti. I sudori freddi aumentano e con essi la sfiducia in Sven; che anche lui sia un novellino? Il dubbio diviene tragica realtà quando Sven si ferma in mezzo al nulla, facendo perdere la pazienza alla gente.

Villaggio di pescatori alle Lofoten
Villaggio di pescatori alle Lofoten

«160 euro per vedere un parcheggio!»

«Vogliamo tornare alla nave!»

Hanno ragione, ma gli ordini sono precisi: si va avanti, ed io sono tra incudine e martello. Non cesso tuttavia di sperare in qualche stop più favorevole. Gioco le mie restanti carte con parsimonia, sbirciando il manuale alla ricerca di ispirazione, improvvisando alla grande. Mi rassegno a stare zitto per lunghe pause; con crescente disagio percepisco il malumore del gruppo. Quando sostiamo presso un passo montano per l’ultimo photostop, si apre la vista della baia con le navi. Il supplizio è prossimo alla fine. Mi congedo così: « Oggi il destino è stato poco amichevole con noi. Spero che la delusione sia solo passeggera, e che possiate ritrovare intatta la gioia del viaggiare.»

L’allocuzione mi vale qualche applauso e un paio di mance all’arrivo. Sono prostrato, ma fiero di non aver ceduto al panico. Dopo questo battesimo del fuoco, nulla mi può più spaventare.

Sole di mezzanotte
Sole di mezzanotte